- LA MIA ESPERIENZA CON LE ALGHE
- LA MIA ESPERIENZA CON LA POMACEA BRIDGESI
- RIPRODUZIONE PELVICACHROMIS PULCHER
- RIPRODUZIONE SCALARI
- ALLESTIMENTO DELL'ACQUARIO
- LE RED CHERRY
- LA MIA ESPERIENZA CON LE ALGHE ( TRATTO DA SARDACQUARI )
Vi racconto la mia esperienza-battaglia con le alghe.
L’acquario da me allestito in origine si presentava così fatto:
-vasca da 50 litri netti, filtro interno biologico più filtro interno meccanico, un neon da 15 watt a 10000°K,fondo realizzato con ghiaietto sterile,flora:praticello di anubias più un mazzo di rotala rutondifolia,fauna:3 platy.
Dopo circa 6 mesi dall’avvio della vasca le prime diatomee hanno fatto capolino tra le foglie delle anubias barteri nana, da prima non mi sono allarmata, avevo infatti letto qua e la che la loro presenza in un acquario giovane era normale e che sarebbero sparite in poco tempo. Dopo qualche mese il problema cominciava ad aggravarsi visto che le foglie erano praticamente nere e nel legno al quale erano legate faccevano la loro comparsa le prime alghe a pennello.A questo punto, ho passato diverse ore a spulciare riviste, forum, discussioni e post di ogni genere enon sapendo che fare ho applicato questi consigli:
-tagliare le foglie più colpite;
-pulire con dell’ovatta le foglie meno attaccate;
-trattare con perossido d’idrogeno e qui i consigli si sprecavano, c’è chi la spruzzava in acquario, chi estraeva le piante e le metteva a bagno in una soluzione con acqua e chi la passava pura sulle foglie per poi sciacquarle;
-antialghe e anche qui campeggiavano le marche più disparate.
Inutile dire che le ho provate tutte e i risulatati sono stati questi:
-anubias mutilate e mezzo brucciate;
-alghe che continuavano a proliferare e intacavano anche la rotala che ormai non cresceva più;
-pesci stressati per il continuo andi e rivieni delle piante e per la presenza delle mie mani in acquario;
-portafogli sempre più vuoto per opera degli antialga che tutto faccevano fuorchè uccidere le alghe.
A questo punto ho letto i post di uno sparuto gruppo di veri appassionati che consigliavano qualcosa di semplice e al contempo difficilissimo da realizzare se non si ha pazienza e vera passione, se si usa l’acquario solo perché arreda e perché i pesci hanno bei colori, se si ha troppa fretta di ripulire tutto, beh quei consigli erano e sono questi:
-piantumare la vasca, con delle specie consone alla fauna ospitata, inserendo piante a lenta crescita e piante a rapida crescita, magari queste in numero superiore alle prime; si consigliava di piantumare almeno il 50% del fondo meglio se il 70% ;
-effettuare cambi settimanali in ragione del 30%, per ridurre la concentrazione di nitrati nell’acqua;
-evitare sovrappopolamenti;
-usare mangimi di qualità e non sovralimentare i pesci;
-popolare la vasca ricordando di inserire anche dei mangiatori di alghe nonché ospiti negrofagi e denitrivori;
-cambiare i neon quando si esauriscono e variare la temperatura di colore (i neon esauriti favoriscono la crescita delle alghe, in quanto il loro spettro di emissione è quello preferito dalle alghe appunto).
Beh niente di più semplice, ma di certo i risultati non sarebbero stati così rapidi come quelli paventati da chi consigliava mutilazioni e rimedi tanto rapidi quanto inefficaci. Decisa nel percorrere questa strada ho agito così:
1)inserimento di 3 mazzi di rotala rutondifolia e di un bel mazzo di egeria densa;piante a rapida crescita considerato che avevo solo piante a lenta crescita quali le anubias eccezion fatta per il mazzo di rotala che ormai non cresceva più;
2)la vasca aveva in dotazione un solo neon da 15 W,ho aggiunto un altro neon da 15W portando così il rapporto w/l ad un accetabile 0,7;le piante necessitano di luce per poter crescere ed entrare in competizione con le alghe;
3)CO2;non basta fertilizzare se non si ha un giusto quantitativo di CO2 disciolto in acqua,senza di questo gas le piante non possono sfruttare le sostanze nutritive presenti in acqua ed in questo modo le alghe non solo giovano dei nitrati portati in vasca dal filtro biologico ma banchettano pure con nutrienti più nobili quali ferro,manganese ecc.Tutti sanno quanto cosa un impianto CO2 enon avendo fondi ho ricorso al fai da te opportunamente modificato in base alle mie esigenze;
Dopo circa 2 mesi,notando i primi miglioramenti ed avendo una concentrazione di nitrati non capace di uccidere le caridine heteropode,ho optato per l’inserimento di un gruppo delle prima menzionate caridine che fameliche si sono lanciate sulle odiose diatomee che ancora persistevano per via dei silicati presenti nell’acqua che uso ma indebolite dalla concorrenza delle piante.Beh la mattina successiva al loro arrivo, è stato quasi strano vedere le foglie delle anubias verdi e non marron.In seguito ho introdotto due planorbarius che amano particolarmente le alghe verdi, tanto che di queste non se ne vede in sostanza traccia. Le alghe a pennello?Mah, credo che siano morte di fame uccise dalla concorrenza delle piante a rapida crescita. Da questo momento in poi il mio moto è stato questo: meglio una pianta in più e un pesce in meno, così pian piano mi ritrovo con l’80%del fondo piantumato e il 60%della parte superiore occupata dalle piante. Ho inserito anche un po’ di lemna minor che è molto avida di nitrati alla pari dell’egeria densa che è stata un’affidabile alleata in questa lotta. Finalmente posso rilevare nitrati quasi nulli e posso quasi stupirmi se fra le piante spunta timida un’alga contesa da un gruppo di caridine.
Il mio ringraziamento va a tutti coloro che nutrendo vera passione sono capaci di dare utili consigli e mi scuso se erronamente ho trascurato qualche loro insegnamento.
-LA MIA ESPERIENZA CON LA POMACEA BRIDGESI
di ALEX 1969 » TRATTO DA DISCUSFRIEND.ORG
Per quanto riguarda l' acquario che dovrà ospitarle,bisogna che sia necessariamente chiuso,questo per evitare che le Pomacee possano "evadere".Bisogna assicurarsi che fra il pelo dell'acqua e il coperchio,ci siano almeno 5 cm,meglio 10,per far si che la Pomacea,abbia spazio a sufficienza per deporre le uova o semplicemente per emergere dall'acqua quando ne avverte la necessità.
Per il litraggio,calcolate che ogni lumaca adulta,necessita circa di 10Lt d'acqua.
Per il filtraggio,se decidiamo di dedicargli una vasca,sarà sufficiente un filtro a spugna,fatto andare ad aria o con una pompa.
Mentre,se le metteremo in vasca di comunità,andranno bene,sia filtri esterni che interni.
La temperatura,sarà garantita da un termoriscaldatore.A tal proposito,c'è da dire che,questa può oscillare dai 18 ai 28°C.
A 18°C le Pomacee risulteranno quasi inattive,mentre a temperature tra i 24-25°C,le potremo osservare in tutta la loro attività.
La temperatura,è molto importante per il loro ciclo vitale,infatti,a temperature più basse,le Pomacee sono più longeve(circa 4 anni),ma diminuiscono l'attività riproduttiva.A temperature alte,la loro riproduzione,risulta essere più intensa,ma la loro vita si riduce drasticamente a circa 1 anno.
In media,la temperatura ottimale,è sui 25°C.
Dell'alimentazione abbiano già detto che non rappresenta un problema,infatti,si possono dare mangimi granulati o in scaglie per pesci,verdure sbollentate.Si nutrono anche di pesci morti,foglie di piante in decomposizione,e ovviamente alghe.
No toccano le piante.
Il pH in vasche dedicate,deve essere neutro.
In vasche con acqua tenera,le Pomacee andranno incontro ad un deterioramento del guscio,dove si formeranno anche dei buchi.Tutto questo è dovuto alla carenza di calcare.
I loro compagni di vasca,dovranno essere molto tranquilli,e non pesci che mordicchiano le loro antenne,altrimenti,le Pomacee,staranno tutto il giorno nascoste uscendo solo con le luci spente.Ovviamente,non ci dovranno essere pesci che si nutrono di lumache.
Attenzione ai trattamenti con medicinali,non tutti sono tollerati,anche il rame risulta essere molto dannoso.
-RIPRODUZIONE DI PELVICACHROMIS PULCHER
Pelvicachromis Pulcher (chiamati anche Kribensis, Kribs in breve) sono dei popolari ciclidi provenienti dall'Africa occidentale. La loro popolarità probabilmente deriva dalla loro piccola taglia (per un ciclide - fino a 10 cm.), dalla gradevole colorazione (zona ventrale di colore prugna/porpora luminoso) e dall’indole relativamente buona (tranne che in riproduzione).
Stavo cercando di farli riprodurre, un'altra caratteristica dei Pelvica che ho gradito è che il dimorfismo sessuale è abbastanza facile da individuare. La femmina è solitamente più tozza, con una colorazione prugna più scura nella zona ventrale. Le sue pinne dorsale ed anale sono inoltre più arrotondate. Il maschio è più allungato, più grande ed ha le pinne dorsale ed anale più appuntite.
Ho comprato i miei Pelvicachromis da riproduzione in un negozio locale di pesci (LFS). Per migliorare le mie probabilità di avere una coppia compatibile e per attenuare le probabilità di sbagliare nell'identificarne il sesso (il dimorfismo sessuale può essere relativamente facile da distinguere ma è lontano dall'essere sicuro), ho comprato 2 coppie. I maschi erano della lunghezza di circa 4 cm. e le femmine 3 cm.
Li ho inseriti in un acquario da circa 110 litri che aveva alcune caverne di roccia, parecchie piante di plastica, un ceppo vuoto di plastica ed alcuni tubi di PVC. [N.d.T. che orrore le piante di plasica! Vi prego usate solo quelle vere!!! :-)]
Aveva un filtro Whisper 4 e Bio Wheel 30 con pre filtro. L'acqua era acqua di rubinetto trattata. Questo significava che avevo un KH = 16, GH = 300 PPM e pH = 8.5. Purtroppo, poiché non sono ciclidi dei laghi del rift, questi parametri sono piuttosto lontani da quelli ottimali per i Pelvica. Provenendo dall'Africa occidentale, il loro ambiente naturale ha pH = 6.5-7.5 e KH fino ad un massimo di 12. Comunque non ero lo stesso preoccupato. Come molti altri pesci, il Pelvicachromis è ragionevolmente tollerante riguardo a valori dell'acqua al di fuori del loro ottimale - si adattano facilmente ad essi. Se non avessero ritenuto di deporre le uova a causa delle condizioni dell'acqua, avevo programmato di procurarmi un impianto RO in avvenire, e avrei provato a fargli deporre le uova in seguito. Come dirò fra poco, questo non è stato necessario.
Si erano ambientati nel modo migliore. Uno dei maschi era diventato rapidamente dominante sull'altro maschio e le due femmine rimanevano nel suo territorio. Non ho osservato alcun fastidio serio da parte del maschio dominante, ed ognuno sembrava mangiare abbastanza, così li ho lasciati tutti insieme. Sempre sperando di ottenere almeno una coppia dal gruppo.
Questo può essere stato un errore. Circa due settimane dopo che erano stati messi insieme, l'altro maschio è morto. Tuttavia non avevo visto infastidimenti persistenti dal maschio dominante, né c'era qualche danno evidente nel maschio morto (né sintomi di malattia). Forse è stato lo stress derivante dal trascorrere molto del suo tempo nascondendosi.
Infine ho avuto buone nuove circa una settimana più tardi. Una delle femmine aveva smesso di nascondersi, e cominciava ad accompagnare il maschio dominante nei suoi viaggi intorno all'acquario. Non ho mai osservato alcun comportamento corrispondente a rituali riproduttivi. Soltanto che la femmina non si stava più nascondendo dal maschio e stava nuotando liberamente intorno all'acquario. Dopo che mi ero assicurato che fossero una coppia, ho messo l'altra femmina in un altro acquario con identici valori dell'acqua.
Allora sono stato colpito da un'altra tragedia. Due giorni dopo lo spostamento nell'acquario nuovo, la femmina spaiata è morta. Oltre all'usuale frustrazione di perdere un pesce, non ero troppo turbato. La mia coppia corrisposta stava ancora andando benissimo. Ho controllato il corpo per vedere se ci fosse stato qualche segno di quello che avrebbe potuto averla uccisa. Non c'erano sintomi di malattia. Ho fatto i test sull'acqua e tutti hanno dato risultati accettabili. Forse era stato lo stress di nascondersi dal maschio unito allo spostamento in un acquario nuovo.
Ma tre giorni più tardi, è arrivato il vero disastro. Ho trovato l'altra femmina morta. Di nuovo, ho fatto i miei controlli. E ancora non c'era nessun sintomo di malattia, né danni di lotta. Né c'era alcun problema con le condizioni dell'acqua.
Forse non tolleravano pH e durezza alti, come avevo invece pensato. Ma erano stati benissimo per quasi un mese, ed il maschio dominante stava ancora andando forte.
Avevo perso. Non soltanto avevo perso questa possibilità di riprodurre i Pelvica, ma avevo perso 3 pesci su 4 - il mio orgoglio era ferito. Anche se mi ero reso conto della morte dei pesci, non avevo un susseguirsi di morti come questo dal primo disastro acquariofilo obbligatorio di molti anni fa quando ho imparato il duro significato del ciclo dell'azoto. (non conto la volta che ho perso 4 Julidochromis marlieri per un riscaldatore malfunzionante che li ha cotti - anche questo non è stato un momento felice ma almeno spiegabile).
Bene, ero di nuovo al punto di partenza. Dopo un adeguato periodo di lutto (e dopo averla trovata in un LFS), ho comprato una femmina di rimpiazzo. L'unica cosa buona che derivava da questi fatti, era che fosse altamente improbabile che il maschio e la femmina fossero imparentati molto strettamente. Se ne ho l'occasione, preferisco cercare i pesci da riproduzione da fonti differenti o in tempi differenti. Poiché non ho alcun interesse nel riprodurre delle caratteristiche specifiche nella specie (oltre alla salute e alla robustezza), vorrei mantenere il patrimonio genetico il più aperto possibile.
Fortunatamente, la sorte è girata in mio favore. Ho collocato la femmina nel 110 litri con il maschio e sembravano andare d'accordo. Di nuovo, non ho visto rituali d'accoppiamento. Nuotavano solo pacificamente insieme. Li ho lasciati soli, sperando di essere sorpreso un giorno da uno sciame di avannotti, ma non ho avuto tale fortuna.
Dopo circa due mesi, ho avuto bisogno dell'acquario per alcuni M. auratus che avevo comprato all'asta d'inverno e stavano diventando troppo grandi per il 40 litri che stavo usando come vasca per far crescere gli avannotti. Così ho fatto un cambio di vasca. Né l'uno né l'altro Pelvicachromis sembravano badare alla loro nuova sede. Anche se era soltanto il 34% della dimensione nei litri, il 40 litri era in realtà il 55% della dimensione del fondo del 110 litri. Poiché i Pelvica passano comunque la maggior parte del loro tempo vicino al fondo, la riduzione della misura dell'acquario non è stata così grande come sembrerebbe in un primo momento.
Dopo circa un mese nella loro nuova dimora, entrambi i pesci sembravano stare benissimo - salvo che erano rimasti soltanto in due. Alla fine, comunque, una mattina, quando stavo per accendere le luci per svegliare i pesci per la loro razione di cibo mattutina, sono stato accolto dai fieri genitori che tenevano raggruppato un banco di 50-100 avannotti in giro per l'acquario.
Avrei dovuto sospettare che stava succedendo qualcosa perché erano passati alcuni giorni da quando avevo visto entrambi i genitori nello stesso tempo. Non me ne ero preoccupato per nulla perché l’acquario è situato sulla mensola superiore di una delle mie scaffalature per le vasche ed è su una estremità. Così mi è difficile vedere i Pelvica se rimangono nella parte posteriore dell’acquario. Ma solitamente uscivano per mangiare. Essendo riproduttori riservati, il motivo per cui non li avevo più visti ora era evidente.
Sia il maschio che la femmina erano genitori eccellenti. Mantenevano il branco in uno stretto sciame vicino al fondo della vasca. Ogni avannotto vagabondo veniva rapidamente raccolto nella bocca di uno dei genitori e sputato nuovamente dentro al gruppo.
C’erano acquari da 40 litri vicini ad entrambi i lati dell’acquario dei pelvica ed i genitori tentavano vigorosamente di scacciare tutti gli altri pesci che nuotavano troppo vicino al vetro. Avere gli acquari in questo modo sembra essere una cosa che dà molti benefici. Dà ai genitori dei pesci bersaglio per intensificare il loro istinto protettivo senza presentare alcun pericolo reale per gli avannotti.
Ho alimentato gli avannotti con Tetra Fry Food per pesci ovipari e microworms. Poiché gli avannotti rimanevano principalmente vicino al fondo della vasca, ho usato una pipetta per rilasciare il cibo nel mezzo del gruppo degli avannotti. Inizialmente i genitori attaccavano la pipetta ma hanno imparato rapidamente che ne uscivano cose buone e da allora in poi si posizionavano vicino alla sua punta e si prendevano il primo assaggio della nube di cibo che stavo rilasciando.
Poiché i genitori si stavano prendendo buona cura degli avannotti, ho deciso di lasciare gli avannotti con i genitori. Era molto interessante guardare le cure parentali verso gli avannotti – li raggruppavano intorno all’acquario e li proteggevano dai pesci nelle vasche vicine.
Questo è durato per circa 5 settimane, dalla prima volta in cui ho visto gli avannotti. A questo punto, gli avannotti iniziavano a muoversi molto più indipendentemente in giro per la vasca.
Mentre somministravo il cibo, ho visto entrambi i genitori prendere gli avannotti nelle loro bocche… solo che adesso non li vedevo più liberarli nuovamente dentro il gruppo.
Temendo che l’istinto predatorio dei genitori stesse cominciando a prendere il sopravvento sul loro istinto parentale, ho spostato tutti gli avannotti, tranne 15, per farli crescere in una vasca d’accrescimento separata.
Ho lasciato 15 avannotti con i genitori per vedere che cosa sarebbe successo. Come risultò, potevo essermi sbagliato sul fatto che i genitori si fossero mangiati qualcuno degli avannotti. Con soltanto 15 avannotti, era molto più facile mantenere il conteggio ed il loro numero non era diminuito. Era tempo comunque di spostare la maggior parte degli avannotti. Stavano diventando abbastanza grandi ed il carico organico era troppo alto per un acquario da 40 litri.
In generale, è stato molto divertente riprodurre i Pelvicachromis Pulcher. Nella loro livrea riproduttiva, sono molto belli (non significa niente che siano grigi le altre volte). E sono ottimi genitori. Molto attenti e protettivi nei confronti dei loro avannotti.
Certamente ne suggerirei una coppia per chiunque sia interessato ad un ciclide attraente che può essere allevato in un piccolo acquario.
© Curt Brobst -
-RIPRODUZIONI SCALARI
Gli appassionati già sanno che è un pesce tropicale di acqua dolce della famiglia dei Ciclidi (definito dai più il Re degli acquari assieme al cugino Discus), che generalmente hanno origini dall'Amazzonia. Nel mio caso dubito che siano di origine selvatica, chissà di quale "bacinella" di allevamento sono eredi... anche se devo dire che hanno una livrea invidiabile anche per un P. Altum (il prezzo a cui li ho acquistati lo dimostra...).
Ma il suo nome originale (pensate: il nome è dedicato al Re degli Dei!) gli si addice di più: "Zeus Scalaris", dato dal suo scopritore Lichtenstein, che nel 1823 per la prima volta pubblica la descrizione scientifica di un
esemplare proveniente dal Brasile.
Quando ho allestito la vasca prevedevo che con l'arrivo del caldo i miei "magnifici" avrebbero tentato la riproduzione. Quindi ho realizzato un filtro fatto in casa, sfruttando tutte le mie risorse e conoscenze in fatto di filtri e sopratutto dopo le diversissime prove ed esperimenti fatti fino ad ora.
Non voglio cambiare argomento ora, vi dico solo che ho adoperato un sistema che mi permettesse due cose:
- 1)di allevare la possibile prole senza il rischio di essere risucchiati dentro il filtro (spiacevole inconveniente che mi ha fatto inc... tante di quelle volte!);
- 2)liberarmi dalla schiavitù della pulizia periodica degli elementi filtranti (non tocco l'acquario da circa 2 mesi, solo i rabocchi), senza che ciò andasse a discapito delle condizioni di vita degli abitanti.
Torniamo agli scalari ed a una settimana fa o più.Ho notato che la coppia da alcuni giorni si comportava in modo sospetto, sembrava che presidiassero una zona dell'acquario, allontanando i malcapitati coinquilini. Avrei dovuto mettere una pianta dalle foglie lunghe, che avrebbe fatto da culla alla deposizione imminente. Ma la femmina non mi ha certo aspettato...il giorno seguente ho trovato infatti la lieta sorpresa: un manto di piccole uova biancacee copriva la parete nera del filtro.
La femmina continuava ad andare su e giu strusciando dolcemente le file di uova con le lunghe pinne ventrali. Aveva ancora chiaramente visibile la papilla genitale sotto il ventre simile ad un tubicino rosso, da cui aveva appena deposto. Gli stessi movimenti venivano ripetuti dal maschio che passava sopra le stesse uova più volte, evidente anche qui la papilla per la fecondazione, e ben distinguibile da quello della femmina. Il maschio risulta avere un corpo più grande e robusto, con le pinne dorsale (questa ha la punta tondeggiante) e anale sviluppate ma non molto lunghe. La femmina rimane più affusolata e delicata (sopratutto la punta della bocca), ma ha le pinne molto più lunghe e terminano a punta.
Per fortuna da quando mi dedico a questa passione ho realizzato diversi acquari, quindi ho potuto spostare alcuni pesci in un altro acquarietto che avevo disponibile. Si tratta di una coppia di Brachydanio rerio anche detti pigiamini, ed una coppia di Gymnocorymbus ternetzi o tetra gonnellini.
Per mantenere l'ecquilibrio dell'acquario ma anche per tenere vivo l'istinto degli scalari, ho lasciato un mangia-alghe(Gyrinocheilos Aymonieri), una coppia di Coridores aeneus, una Ampullaria (chiocciola acquatica).
Pareva che i futuri genitori non stessero sulla pelle (o sulle squame...), facevano la guardia a quelle uova, e le ripulivano di quelle ammuffite, le ventilavano con le pinnette pettorali, passando e ripassando. Addirittura alcune volte quando gli davo da mangiare pareva che facessero a turno per spostarsi. Forse però non erano solo loro in apprensione...
Ho scoperto che le lumache è meglio toglierle in queste circostanze: gli scalari la punzecchiavano ripetutamente fino a farla cadere sul fondo e non gli davano pace fino a quando si dileguava lontano dalle uova(e ce ne vuole per una lumaca...). Avevo letto che le ampullaria non toccano le uova ne gli avannotti(sono proprio vegetariane), e così è veramente. Però qui il problema è che si spostano comunque a perlustrare dappertutto senza capire che c'è una nuova zona off-limits. Spiegateglielo voi a quelli che l'ampullaria è inoffensiva!
Dopo un giorno e mezzo, la schiusa: mea-culpa!
Non avendogli procurato una pianticella sulle cui foglie spostare la prole, freneticamente tentavano di far rimanere su una parete verticale gli avannotti appena schiusi che vibravano uno affianco all'altro. Dopo alcune
ore di estenuanti recuperi,ho visto che il maschio credendo forse fosse un colpo di genio, si spostava su una pianticella con alcune foglioline e tentava di riversarvi i piccoli.
Visualizza le foto degli avannotti fotografati con la Macro
Il giorno dopo i piccoli non erano rimasti in tanti, ed a uno ad uno devono essere finiti sul fondo. Ma come prima esperienza (sia mia che degli scalari) non era andata poi così male.
Alcuni giorni dopo la cosa si ripete. Stavolta hanno a disposizione due belle foglie grandi su cui fare... gli sporcaccioni! Si dedicano per bene alla pulizia della foglia, segno inconfondibile della coppia che sta per effettuare una deposizione. Stavolta la schiusa è consistente, e dopo un giorno, nel pomeriggio vedo con tutta sorpresa la nuvoletta di piccoli abbandonare la foglia e gironzolare sotto la superficie dell'acqua. I genitori vigili acchiappano quelli più avventurieri e li ributtano nel mezzo.
Ragazzi! vi giuro, da non perdere! Questa specie è molto propensa alle cure parentali, e vederli all'opera sembrano i maestri di un asilo di mocciosi spericolati. Spero di avervi fatto venire voglia di andare in un buon negozio di acquariofilia per intraprendere anche voi una esperienza simile alla mia... auguri!
CREARE UN ACQUARIO IN CASA
Creare un acquario in casa può entusiasmare grandi e piccoli. Sicuramente troverete interessante curare e osservare questa natura subacquea. E' un modo per impiegare il tempo libero che ha la proprietà di rilassarti e di distenderti come nessun altro hobby.
Per ottenere tutto ciò, l'attrezzatura e la cura di un acquario non sono nemmeno tanto complessi come potrebbe sembrare a prima vista.
E' solo necessario osservare alcune regole fondamentali.
Con queste pagine vi indicheremo come sia semplice l'allestimento e la cura di un acquario. Vedrete che già con pochi mezzi potrete creare un habitat per pesci, piante e microrganismi.
Dopo questa piccola introduzione vi invitiamo ad immergervi nelle seguenti pagine, insieme a noi, in questo mondo affascinante.
Arredamento base e della sistemazione delle piante.
Più grande è l'acquario e più stabile sarà l'equilibro biologico, ne consegue una più facile cura e manutenzione. La grandezza minima consigliata è di cm 60 X 30.
Farsi subito un'idea del numero e della grandezza dei pesci e delle piante che si vorrebbero immettere. Si calcola in modo generoso un litro d'acqua per ogni cm di pesce.
Un altro fattore è lo spazio e la sistemazione in casa vostra.
Non è un problema invece la forma dell'acquario, potete scegliere tranquillamente quello che maggiormente si adatta al vostro arredamento.
Non cercate di risparmiare troppo all'inizio - "Potrebbe costarvi molto in seguito".
A questo punto siamo pronti per iniziare la nostra avventura:
Acquistare un paio di secchi nuovi che verranno riservati esclusivamente a questo scopo.
Non dovrete per nessun motivo utilizzare dei detergenti per la pulizia delle pareti interne.
Scegli una posizione in modo tale che in futuro non dovrete spostarlo per evitare il rischio di romperlo e anche perchè un acquario completo da 100 litri può pesare fino a 150Kg.
Il Fondo
La scelta del fondo dell'acquario è molto importante.
Deve essere adatto per l'insediamento dei batteri nitrificanti che sono microrganismi che elaborano i detriti. Il fondo serve inoltre per dare sostegno e nutrimento alle piante.
Il ghiaietto per il fondo dell'acquario va acquistato dal negoziante. Non mettere mai un ghiaietto che non sia testato da ditte specializzate, altrimenti rischierete di perdere tutti i pesci e le piante.
Il ghiaietto, una volta acquistato, va lavato molto bene sotto l'acqua corrente.
Disporre quindi il ghiaietto in modo uniforme sul fondo dell'acquario, ricoprirlo poi con un fertilizzante per le piante quali torba o altri prodotti che troverete con facilità dal vostro negoziante di fiducia e per finire un altro strato di ghiaietto per ricoprire il tutto e per evitare che la torba se ne vada a spasso!
Le Pietre :
Come decorazione sono adatte tutte le rocce tipo granito, basalto, lava etc. Per l'acquario d'acqua dolce non sono adatte le rocce calcaree, mentre vanno bene in acqua marina, soprattutto se hanno molti fori che diventano ottimi nascondigli per pesci e invertebrati.
Non sono inoltre adatte tutte le rocce venute a contatto con catrame o oli pesanti e non sono consigliabili anche tutte le pietre ornamentali in quanto potrebbero contenere metalli. Con essi verrebbero alterati i valori dell'acqua e questo i pesci non lo sopportano.
Prima di sistemarle le rocce vanno lavate con acqua corrente. Se sovrapponi delle rocce è bene incollarle con silicone. L'acquario in ogni modo non va riempito troppo con ornamenti perché ai pesci necessita anche spazio per nuotare.
Prima di introdurre i materiali decorativi, riempire l'acquario, per circa la metà, con acqua temperata a circa 24° C.
Si faccia attenzione a smuovere il fondo il meno possibile; allo scopo sarà preziosa una tazza posta semplicemente sul fondo dell'acquario. Lo stesso effetto lo si può ottenere dirigendo il getto dell'acqua sulla mano aperta.
I materiali decorativi quali pietre di lava, rocce (preferibilmente non calcaree) o radici (v. foto), vanno assolutamente puliti preventivamente sotto acqua corrente, servendosi di uno spazzolino, per liberarli dallo sporco e dai residui di terra.
Alcuni materiali (p. e. radici di torbiera) che si vogliono sistemare sul fondo, devono essere intrisi d'acqua per impedire che risalgano in superficie. Lo stesso risultato lo si ottiene ancorandoli al fondo o appesantendoli con pietre.
Una volta terminati questi lavori preliminari, alla fantasia dell'acquariofilo non è posto alcun limite. I materiali decorativi determinano in gran parte l'immagine del vostro mondo sommerso. Regola fondamentale è in ogni caso quella di utilizzare materiale privo di calcare e di pericolose tracce di metalli.
Lasciar passare almeno un giorno prima di introdurre le piante. In questo spazio di tempo, l'acqua dell'acquario può schiarirsi.
Le Piante
Un acquario che vanti di essere l'ornamento di un ambiente, non è immaginabile senza piante sane, sistemate con estro e buon gusto. Le piante rivestono inoltre l'importante funzione di fornire l'ossigeno necessario alla respirazione dei pesci. L'offerta di piante acquatiche per acquari d'acqua dolce è oltremodo ricca e varia. Anche per la scelta delle piante il negoziante specializzato saprà dare utili consigli. Ai principianti consiglieremmo di procurarsi inizialmente piante robuste ed economiche.
Occorre fare attenzione che in acquario le piante dispongano di sufficiente spazio e luce.
Prima di piantare le piante, si raccomanda di spuntare le radici e di eliminare le foglie morte o spezzate.
Introdurle nel fondo in modo tale che il colletto delle radici sia appena visibile. Le piante basse vanno sistemate davanti, quelle più grandi nella parte posteriore dell'acquario.
Una volta introdotte tutte le piante nell’acquario, si può iniziare a riempirlo con cautela fino al bordo. L’acqua dovrebbe avere una temperatura di circa 24°C.
Il Riscaldamento
Molti pesci tropicali richiedono una temperatura costante attorno ai 25' C. La temperatura ambientale (ca. 18'-21' C) di una stanza riscaldata normalmente, non è sufficiente per garantire ai pesci esotici la temperatura delle loro acque di provenienza. Il commercio specializzato oggigiorno offre molti sistemi riscaldanti diversi, tra i quali si sono affermati in particolare modo i riscaldatori ad immersione.
Negli ultimi anni sono stati costantemente migliorati nella loro sicurezza di funzionamento. Questo sistema riscaldante riunisce, in uno spazio ridottissimo, un apparecchio riscaldante e un termostato.
La potenza necessaria va calcolato in base alla capacità dell'acquario: circa un Watt per ogni litro d'acqua; in ambienti regolarmente riscaldati basta 1 Watt per ogni 2 litri d'acqua.
Acquistando un riscaldatore ad immersione si faccia attenzione che sia di buona marca. Si avrà così la certezza di possedere un apparecchio tecnicamente ineccepibile.
L'impiego di un riscaldatore dotato di termostato consente di mantenere costante la temperatura desiderata.
Prima di ogni lavoro di manutenzione o del cambio dell'acqua disinserire sempre la spina della presa di corrente. Il riscaldatore ad immersione andrebbe preferibilmente fissato (mediante le ventose preventivamente inumidite) alla parete posteriore dell'acquario in modo che la lampada spia sia ben visibile. Si potrà così vedere subito se la temperatura prescelta è sufficiente o se va corretta. Al momento del collegamento con la rete di tensione, il cappuccio di chiusura del riscaldatore deve essere sott'acqua e non deve mai essere tolto o danneggiato.
Per l'acquisto di un riscaldatore è preferibile consultarsi col proprio negoziante di fiducia che darà volentieri spiegazioni circa i vari apparecchi.
Dobbiamo innanzitutto chiarire una cosa: e cioè che le lampade sopra l'acquario non servono per esporre meglio i pesci, anche se questo è un bell'effetto secondario, ma ha la stessa funzione del sole in natura. Mette in moto la fotosintesi e conseguenza fa crescere le piante.
Ai pesci l'illuminazione offre 12-13 ore di luce come la durata di un giorno tropicale. Il tuo negoziante ti può offrire tutte le combinazioni di luce per le tue esigenze. Si può calcolare comunque 1 watt di luce per ogni 2 litri d'acqua.
Il fascino dell'acquario lo si ottiene appieno solo con una illuminazione adeguata. Anche i pesci e le piante appaiono in tutto il loro splendore solo se dispongono di sufficiente luce; inoltre, la luce favorisce la formazione di clorofilla (verde delle foglie). Capita continuamente di vedere acquari scarsamente illuminati le cui conseguenze sono visibili già dopo poco tempo: piante che crescono stentatamente e che non sono all'altezza della loro funzione di fornitrici di ossigeno.
Il commercio specializzato offre quattro diversi tipi di illuminazione:
Lampadine ad incandescenza
poiché l'emissione di calore delle lampade ad incandescenza è molto alta e la loro efficienza luminosa scarsa, queste non sono adatte come fonte luminosa per l'acquario.
Lampade fluorescenti
queste hanno sostituito ampiamente le normali lampadine ad incandescenza ed attualmente vengono impiegate nella maggior parte degli acquari come fonte luminosa. Accanto alla convenienza economica, le lampade (o tubi) fluorescenti assicurano una buona illuminazione dell'acquario. Poiché dopo qualche tempo la loro intensità luminosa diminuisce, di tanto in tanto devono essere sostituite.
Lampade a vapori di mercurio ad alta pressione
per la loro buona efficienza luminosa e la loro convenienza, trovano sempre maggiore applicazione. Hanno inoltre il vantaggio che l'intensità luminosa diminuisce di meno che non ad esempio nelle lampade fluorescenti.
Lampade ad alogeni
attualmente sono impiegate solo in casi singoli. Trovano applicazione particolarmente in acquari da esposizione nei quali si desidera illuminare determinate zone.
Le lampade ad alogeni sono molto convenienti per quel che riguarda la resa luminosa ma sono però soggette ad un precoce invecchiamento (solo circa 1.000 ore di durata).
Per acquariofili principianti consigliamo le lampade fluorescenti. Attualmente molti acquari sono dotati di una copertura nella quale l’applicazione delle lampade fluorescenti è un "gioco da bambini".
Come già detto, l'illuminazione nell'acquario riveste un ruolo specifico per quel che riguarda la crescita delle piante.
Le lampade fluorescenti a luce calda favoriscono la crescita in verticale, quelle a luce fredda, invece, in senso orizzontale. Per soddisfare le esigenze dei pesci e delle piante in fatto di luce naturale, di regola è consigliabile seguire una via di mezzo. Si possono ad esempio abbinare diversi tipi di lampade fluorescenti. Anche nella scelta delle lampade giuste, il negoziante specializzato saprà fornire utili consigli da esperto.
La lunghezza delle lampade fluorescenti dipende dalla dimensione dell'acquario (esempio: lunghezza della vasca 80 cm lampada 70 cm; lunghezza della vasca 100 cm - lampada 90 cm). La differenza di 10 cm è necessaria per il portalampada da applicare alle due estremità.
Rimarrebbe solo da chiarire la questione dell'intensità dell'illuminazione. Noi consigliamo 0,5 watt ogni litro d’acqua dell'acquario. Per un acquario di 100 litri questo significherebbe dunque un'intensità luminosa di 50 watt. Un acquario allestito dovrebbe rimanere illuminato ininterrottamente per circa 12-14 ore al giorno.
Il collegamento degli accessori alla rete elettrica, dovrebbe sempre avvenire nella seguente successione: riscaldatore, filtro (aeratore) e illuminazione.
I filtri nell'acquario
Il sudiciume e le particelle in sospensione che si formano nel corso del tempo, devono essere rimossi dall'acquario. Questo è compito del filtro. Esso provvede alla decomposizione biologica delle sostanze nocive originate da avanzi di mangimi, foglie morte e sostanze di rifiuto dei pesci. Un filtro, tuttavia, non è in grado di sostituire il regolare, parziale cambio dell'acqua.
Di principio, è possibile installare gli apparecchi tecnici nella vasca in modo tale da occultarli con i materiali decorativi e con le piante. Occorre tuttavia fare attenzione a mantenere inalterata la loro funzionalità. Particolarmente affermati sono i filtri con cartucce di resina espansa che provvedono a mantenere limpida l'acqua.
I filtri con cartuccia di resina espansa sono facili da maneggiare e quindi adatti anche per acquariofili neofiti. Per azionarli, è necessario un piccolo aeratore elettrico. Inizialmente, un nuovo filtro deve essere 'avviato'. Significa, che occorre un periodo di circa 3-4 settimane perché nella spugna si insedi una sufficiente flora batterica che nell'acquario esercita una funzione bioattiva. Per conservare queste colture di batteri tanto importanti per l'acquario, la pulizia del filtro (ogni 3-4 settimane) non dovrebbe mai essere effettuata contemporaneamente al cambio dell'acqua.
Le cartucce di resina espansa vanno pulite sciacquandole sotto acqua corrente, temperata (circa 25' C), senza usare, in nessun caso, detergenti chimici.
Un altro sistema di filtraggio, per acquari di grandi dimensioni, può essere costruito direttamente nell’acquario per 'caduta'.
Questo tipo di filtraggio è chiamato ‘Biologico’ e la rigenerazione dell’acqua può spingersi fino al livello di qualità dell’acqua potabile. (Vedi a lato lo schema).
Alimentazione
Nutrire i pesci ornamentali è uno dei compiti più belli e più importanti di ogni acquariofilo.
In questa occasione l'acquario si vivacizza e si possono osservare molti comportamenti interessanti.
La moltitudine dei tipi di pesci esige sistemi nutritivi diversi e anche il modo di cibarsi differisce da pesce a pesce. In questa pagina vi informiamo sui vari tipi di mangimi e sul Modo di adeguare al meglio la dieta dei pesci.
Dopo aver immesso i pesci nell’acquario avrete sicuramente già notato che i vari tipi di pesci stazionano a differenti profondità:
Sotto il pelo dell’acqua: sono i pesci di superficie con la bocca rivolta verso l’alto. La pinna dorsale è spostata verso la coda.
A metà: i pesci hanno la bocca al centro e tutta la forma del corpo è in equilibrio.
Sul fondo: i pesci hanno la bocca rivolta verso il basso e la pancia è appiattita.
L’assunzione del cibo avviene secondo la forma della bocca.
La maggior parte delle scaglie galleggia per parecchio tempo e sono perciò molto adatte ai pesci di superficie, una parte affonda lentamente e vengono mangiate dai pesci che stanno a metà profondità e poi quelli del fondo. Se però si possiedono pesci da fondo è consigliabile inserire nell’acquario una o due (a seconda del numero dei pesci) pastiglie appositamente create per loro.
Alimentate i vostri pesci ad orari regolari, se vi é possibile almeno due o tre volte al giorno: in quantità molto piccole però!
Solamente tanto quanto i pesci possono mangiare in brevissimo tempo (in 3 - 5 minuti al massimo). in questo modo i resti di mangime non marciscono sul fondo, inquinando inutilmente l'acqua.
Distribuite le scaglie in modo uniforme su tutta la superficie dell'acqua cosicché anche i pesci più piccoli e timidi possono arrivare al loro cibo.
Non rompete le scaglie, i pesci le preferiscono intere! Usate una pinzetta o un cucchiaino con i quali otterrete ulteriori vantaggi: l'aroma e la qualità dei mangime rimangono invariate, in quanto né sudore né odori ne vengono a contatto ed anche la quantità é meglio dosabile.
I vostri pesci hanno il diritto di avere un menù molto vario. in un acquario della capacità di 100 lt., occupato da una trentina di pesci vi potete sbizzarrire come Chef spendendo poche decine di Lire al giorno.
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PRINCIPALI SINTOMI OSSERVATI E LE LORO CAUSE
DOSI DI ALCUNI ANESTETICI IMPIEGATI CORRENTEMENTE NEI PESCI
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-LE RED CHERRY
REDCHERRY.135.IT Parlando quasi esclusivamente la mia lingua madre, ho sempre trovato difficoltà a reperire informazioni su questo magnifico invertebrato. Grazie a Massimiliano alias Tuko, ad Enrico alias Malawi (da me soprannominato “il Guru”), grazie a Newgollum per la sua grande cortesia e disponibilità, grazie al forum di Acquaportal, grazie ad Internet, grazie ai numerosi siti tedeschi e grazie a un buon traduttore on line, ho deciso di scrivere queste poche righe dedicate esclusivamente alle mie piccole Red. INFORMAZIONI GENERALI ll nome scientifico di questo invertebrato è Neocaridina denticulata sinensis var. Red, “Neocaridina heteropoda”. Appartiene alla famiglia degli Atyidae, ordine Decapoda, classe Malacostraca, più conosciuto in Italia con il nome di Red Cherry (“Ciliegia Rossa” o “Rosso Ciliegia”) per il suo colore rosso acceso. Questo magnifico animale è molto pacifico e le sue dimensioni da adulto si aggirano sui 2-3 cm al massimo, pertanto chi decidesse di allevarlo e farlo riprodurre dovrebbe preferibilmente optare per un acquario a lui completamente dedicato, onde evitare che possa venire predato da pesci o altri invertebrati aggressivi. Personalmente ho optato per un acquario di 40 litri circa, con fondo fertilizzato e ghiaia fine di colore grigio. Sul web si incontra spesso l’opinione che la fertilizzazione possa essere dannosa per le neocaridine, ma io non ho riscontrato problemi in questo senso, usando in piccole quantità FloraPride della Tetra.Ho acquistato anche delle pietre bianche a PH neutro (non calcaree) che ho accatastato in un angolo in maniera tale da creare una serie di anfratti ove le “piccole” si possano sentire sicure.Oltre alle pietre ho posizionato anche un legno di torba, ove ho fissato con filo di nailon porzioni di muschio di java che si sta riproducendo abbastanza velocemente. Per quanto riguarda la piantumazione, ho utilizzato quasi esclusivamente potature recuperate o regalate. Anch’esse stanno crescendo abbastanza velocemente, ma da poco ho deciso comunque di acquistare un impianto ricaricabile a co2 per stimolarne maggiormente la crescita.Il range di temperatura per la vita di queste neocaridina varia da 10 a 30 gradi centigradi ma di fatto, per favorire la sua riproduzione, deve essere tra i 18 e 22 gradi centigradi. Per quanto riguarda l’acqua, la Red Cherry non ha grosse esigenze, pertanto è sufficiente utilizzare acqua di rubinetto lasciata decantare per almeno 12 ore (meglio 24) evitando, se possibile, di prelevare l’acqua rimasta sul fondo della tanica ove si sono depositate le sostanze di scarto. Per il filtraggio ho un filtro esterno Pratiko 100, che utilizzo con grande soddisfazione, lasciando di fatto tutta la vasca a totale disposizione delle neocaridina. Ovviamente, le Red Cherry appena nate sono molto piccole (circa un millimetro), pertanto ho ritenuto necessario coprire il tubo di aspirazione con una garza a maglia finissima, onde evitare che vengano aspirate dal filtro. Per le luci mi sono costruito un impianto artigianale, che presenta al momento due neon da 15 W cadauno. MUTA Normalmente durante i cambi acqua, in particolare se più fresca, si stimola la muta delle neocaridina. In pratica il nostro gambero perde la pelle mettendo a nudo il nuovo strato formatosi al di sotto, abbandonando il vecchio, spesso quasi intero. Questo si presenterà trasparente e fluttuante nell'acqua. Molti asseriscono che sia altamente inquinante ma le mie piccole di fatto se ne cibano. RIPRODUZIONE Per quanto riguarda la riproduzione, è certamente da precisare che in condizioni ottimali le Red Cherry si riproducono a “rotta di collo”. Le mie femmine normalmente sono sempre piene di uova ed ho una marea di piccoli che nuotano per tutta la vasca. Quando una o più femmine sono pronte per la fecondazione, si potrà notare una decisa agitazione tra i maschi presenti in vasca, che nuoteranno velocemente da una parte all’altra della vasca come impazziti: all’occhio del neofita questo comportamento potrebbe inizialmente sembrare sintomo di qualche problematica in corso, ma al contrario è del tutto normale. Le uova fecondate (che si presentano di colore bianco) vengono deposte sotto il ventre, dove restano per circa un mese, trattenute da una sorta di “alette” chiamate pleopodi: col movimento di queste appendici le femmine permettono la continua ossigenazione delle uova, indispensabile per il loro sviluppo. Prossime alla schiusa, le uova cambiano colore diventando scure, poi a tempo debito vengono rilasciate e contemporaneamente si schiudono e nascono i nostri amati piccini. Le uova sono posizionate nel ventre della femmina, normalmente queste sono compatte, ma sovente capita di vederle distaccate dalle altre, come se fossero prossime a staccarsi. Normalmente ciò non accade, almeno che queste non siano, di fatto, non fecondate. Amici del forum, ovvero guglielmonigita91, ha potuto appurare che ogni femmina di red, normalmente, da alla luce circa 20/25 piccoli. I piccoli sono in tutto e per tutto identici agli adulti e non hanno bisogno di alimentazione particolare. Infatti la fase larvale, comune ad altri crostacei, è nelle neocaridina completamente assente: i nuovi nati sono completamente formati e possono muoversi e nutrirsi esattamente come gli adulti. Può accadere, anche se è piuttosto raro, che le neocaridina abbandonino le uova dopo la deposizione: in questo caso è bene controllare i valori dell’acqua e che sia garantita una sufficiente ossigenazione, ma una possibile causa è semplicemente la mancata fecondazione delle stesse, per cui questa eventualità non deve spaventare.
PREMESSA














